Il Locarnese: "... un autentico iradiddio"


Il presidente del Governo ticinese Ugo Sadis era appena sceso dall'elicottero con il quale aveva sorvolato le zone del Sopraceneri investite qualche ora prima da un nubifragio che farÓ epoca. "Siamo in presenza di una grande catastrofe" ha detto "specialmente nelle Terre di Pedemonte, nel Locarnese e in Vallemaggia. Preghiamo i cittadini di mantenere la calma".

A un invito di questo genere la popolazione ticinese non era certo abituata. ╚ un'altra dimostrazione di quanto agghiacciante sia stato lo spettacolo che si Ŕ presentato agli occhi delle persone che all'alba del 8 agosto 1978 hanno visitato Locarno, le zone adiacenti e le valli laterali.


 

La notte del diluvio nella Nuova Locarno: la grande ondata della Maggia Ŕ ormai passata, ma la pioggia continua a cadere.
Chi a piedi, chi in macchina: tutti cercano di mettersi al riparo.
Queste due immagini documentano il livello che la Maggia ha raggiunto durante la notte dell'alluvione.
Alla luce del sole si scopre l'entitÓ dei danni. Centinaia di macchine sono state travolte e distrutte.
Grazie al massiccio intervento di militari e volontari si Ŕ potuto combattere subito contro l'immane massa di fango e detriti.
La violenza delle acque ha messo fuori uso anche gli edifici scolastici nella zona dei Saleggi.
Automobilisti alla ricerca delle loro macchine: per tanti Ŕ stata una brutta sorpresa.
GiÓ allora si avvertiva la mancanza di posteggi...
Migliaia di metri cubi di legname si sono riversati nel Lago Maggiore.
Lo stabilimento dell'AGIE allo Zandone Ŕ stato duramente colpito dalla piena della Melezza